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lunedì 25 giugno 2012

Intervista a Kenny Wheeler: il mio Jazz tra composizione, interpretazione ed improvvisazione

INTERVISTA DI DANIELA FLORIS
FOTO DI DANIELA CREVENA 

Kenny Wheeler,trombettista, compositore, arrangiatore, non solo jazzista.  Canadese di nascita, ma Londinese di adozione, è diventato a tutti gli effetti un jazzista europeo, scrivendo musica magistralmente e allo stesso tempo interpretando musica suonando la tromba in maniera personalissima.  Ci ha rilasciato questa intervista, che corrediamo con le foto di Daniela Crevena scattate a Londra in occasione della registrazione del suo ultimo cd uscito per Cam Jazz, "The Long Waiting", con la sua Big Band. 












Kenny, ho letto che lei ha scelto di suonare la tromba perché suo padre , trombonista, portò a casa una cornetta per lei.  Si comincia quasi “obbligati” ma ad ascoltare i suoi lavori sembrerebbe che suo padre abbia avuto l’ intuizione giusta! Ha mai sognato nella sua lunga carriera di suonare un altro strumento?

Ho iniziato a suonare il piano e il vibrafono molti anni fa. Ho cominciato a capire che avrei potuto diventare un pianista, e questa cosa la amavo, e così ho iniziato a far pratica sullo strumento regolarmente. Il problema è che ho realizzato dopo poco che per essere veramente bravo la propria tecnica la si costruisce con ore ed ore di studio.

Lei prima di tutto è compositore, e scrivere musica per orchestra sembrerebbe venirle naturale.  Comporre, arrangiare nel Jazz è stato un aspetto che mi ha sempre affascinata: se è vero che il Jazz si basa molto su estemporaneità e improvvisazione, la storia del Jazz è fatta anche di Big Band leggendarie… musica scritta, arrangiata.  Che differenza trova di espressione tra lo scrivere ed il suonare, ed il suonare improvvisando?

Quando scrivi, è una sorta di “per sempre” … quando improvvisi puoi cambiare ogni volta quello che suoni. Quando compongo qualcosa cerco di fare una bella composizione e di dare ai musicisti l’opportunità di rielaborare completamente i pezzi. Penso che la composizione, in ogni caso, nel Jazz fornisca una struttura, una base per i musicisti sulla quale essi potranno fare qualsiasi cosa vorranno con i loro assolo, e dà a sua volta a chi ascolta i punti di riferimento tra gli assoli.

Una volta che il brano esiste, non deve necessariamente rimanere lo stesso. Altri poi, compositori, arrangiatori, e così via, possono improvvisare sulla struttura e dare ai musicisti qualcosa di differente su cui lavorare quando suonano i loro assoli. 

In fondo per un direttore d’ orchestra l’ orchestra è uno strumento.  Si riesce a "suonare" un’ orchestra improvvisando?

Una volta che il pezzo è scritto, puoi improvvisarci sopra come vuoi. Un brano inizialmente scritto per un piccolo ensemble in seguito lo puoi riarrangiare per una Big band o per un gruppo ancora più numeroso, cambiandone magari la scansione del tempo o altre cose del genere. Probabilmente l’unica ‘Big Band’ in cui ho suonato e nella quale era tutto completamente improvvisato è stata la "Globe Unity". 

In Europa, dal suo punto di vista, c’è fermento dal punto di vista del Jazz? Si percepiscono novità, e se nascono nuovi talenti, hanno modo di emergere? Di solito le novità si cercano in America… cosa pensa di questo fenomeno?

Ci sono molti giovani musicisti provenienti sia dall’Europa e sia dagli States che suonano benissimo: qualcuno suona benissimo e scrive altrettanto bene. Penso che l’Europa sia arrivata ad un livello molto alto ultimamente:  molti europei accolti negli States suonano tanto bene quanto i musicisti americani che vengono qui in Europa. Questo è meraviglioso, ed è giusto che sia così. Forse c’è stata una stasi un po’ di tempo fa e le cose sono rimaste ferme per un po’ ma penso che ora ci sia un certo fermento, il che mi piace.


La sua tromba è inconfondibile. E' uno strumento che si presta a virtuosismi, può essere fonte di migliaia di suoni diversi, eppure, ad ascoltarla, lei ha sempre lavorato tenendosi lontano da dinamiche “esplicite”.  Sembrerebbe sempre alla ricerca di un linguaggio emotivo interiore… la tromba come strumento espressivo piuttosto che strumento da spremere  al massimo delle sue potenzialità tecniche.  E’ così?

Alcuni musicisti sanno fare entrambe le cose: suonare benissimo e spingere lo strumento al suo limite più estremo, fino al  “Do alto”, se così si può dire. Io cerco solo di ampliare il raggio delle cose che posso fare, tentando di fare il meglio che lo strumento mi consente di fare.

C’è un artista da cui ha imparato una cosa in particolare, ed uno invece (può capitare!) da cui ha imparato cosa non bisogna fare?

E’ assolutamente certo che si è  la somma delle influenze che si sono nel tempo assorbite. Qualsiasi cosa si ascolti, quella un po’ di sicuro influisce sul tuo modo di suonare. Ciò che può renderti differente da altri è ciò che decidi di fare con quelle suggestioni.  E’ importante quanto lasci che traspaia di te stesso.  Credo di avere imparato molto da Lee Konitz ma, a mio avviso, imparare cosa NON fare è difficile: ci sono musicisti che infrangono tutte le regole pur suonando magnificamente.  

Quanto conta l’ etichetta discografica con cui si lavora? Si viene influenzati in qualcosa, o solitamente si gode, a certi livelli, di una grande libertà?

Sono stato fortunato perchè ho avuto una lunga collaborazione con Ecm e più di recente con Cam Jazz e ho avuto la possibilità di lavorare con grandi musicisti. Non so se i musicisti abbiano sempre la completa libertà di scegliere . Ma una volta che si entra in una sala di registrazione, ciò che conta è che ognuno vuole fare di quella registrazione un evento speciale.  Io ho registrato con tantissime  persone speciali.

Cosa consiglierebbe ad un bambino talentuoso che cominci a studiare uno strumento a fiato,  e cosa consiglierebbe ai suoi genitori, che come abbiamo visto spesso sono stati decisivi nella carriera di grandi musicisti?

Penso solo potrei dire ai genitori sarà quel che sarà. A un bambino che inizia a suonare vorrei dire che è meglio far pratica 15 minuti al giorno piuttosto che due ore ogni sabato e credo che Wynton abbia detto "sta tutto nel fiato…"

(trad. Daniela Crevena)





Qui di seguito la versione in inglese dell' intervista.  


Kenny, I’ve read that you chose to play trumpet because your father, a trombonist, bought to you a cornet. You were obliged but, listening your work, we can say that your father was right! Have you ever dreamt of playing another instrument?
I used to play Piano and Vibes many years ago. I used to feel that I could maybe be a piano player, as I love, and used to practice the instrument regularly. The problem was that I realized after a while that to be really good you have to spend hours and hours building your technique.  

You’re a sophisticated composer and writing music for orchestra seems to be natural for you. I’m referring to your latest cd “the Long Waiting” recorded for Cam Jazz.  I’ve always been fascinated by composition and arrangement: if it’s true that jazz is improvisation and unconstrained, it’s also true that its history has been made by legendary Big Bands who play written and arranged music. What is the difference between expressing yourself writing and playing, may be improvising?
When you write it’s kind of forever, when you improvise you can change what you play each time. When I compose something I try to make it beautiful and to give the musicians the opportunity to rip it to pieces. I think the composition, in Jazz anyway, provides a framework for the musicians to do whatever they want when the play their solos and gives the audience points of reference in between the solos. 

For an orchestra director, the orchestra in an instrument. Is it possible to improvise “playing an orchestra”?
Once a piece is written you can improvise with what you do with it. Maybe start with a small group and arrange it for a big band or bigger group change time signatures or whatever. Once a tune exists it doesn’t have to stay the same, other people, composers, arrangers, can improvise with the structure and give the musicians something different to work with when they solo. Probably the only ‘big band’ that I played in which was totally improvised was Globe Unity.   

According to you, is jazz in Europe developing? We are perceiving innovation… and if new talent is out there, is it emerging?  Usually we look  to America to find innovation… what do you think? 
There are so many young players coming through from Europe and the States who play great and some who play great and write. I think that Europe is much more equal now and there are more people going over to the States and playing as well as American musicians coming to Europe which is great and that’s how it should be. Maybe there was some stagnation a while back where things stood still for a bit but I think that things are getting a bit more ‘edgy’ again which I like.

Your sound is unmistakable.  The trumpet is a virtuoso instrument and can produce thousands of possible sounds, but listening to you, you have always stayed away from explicit dynamics. It seems you’re permanently searching for an inner language where the trumpet is “the instrument” not the musical instrument to push to the top of its technical possibility. Is it true?
Some players can do both - play great and really push the instrument to its limit high ‘C’s’. and everything. I just try to expand what I can do, try to do it better within what the instrument will let me do.

Is there an artist from whom you’ve learnt something in particular, and one from whom you’ve learnt what not to do?
You cannot help but be the sum of your influences. Everything you hear must influence you a bit. It’s what you do with those influences that can make you different. How much of yourself you allow to come through that’s important. I suppose I have learnt a lot from Lee Konitz but as far as learning what not to do that’s hard because there are some people who break all the rules and still sound great.

How important the record label to work with? Do you think there is any influence or strain or is there, at your level complete freedom of choice? 
I have been lucky in that I have had a long association with ECM and more recently CAM Jazz and have been able to work with great musicians. I don’t know if any musician always has complete freedom of choice all the time but once you get to the recording stage everyone wants to make the recording special and that’s what counts. I have recorded with lots of special people.

What do you suggest to a gifted child who is starting to play a wind instrument and what would you suggest their parents, who are so often influential to the career of great musician do?
I just think that if it’s meant to be it will be is what I would say to parents. To a child starting out I would say it’s better to practice 15 minutes a day rather than two hours every other Saturday and as, I think Wynton said ‘’it’s all in the breath…’’  

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